
Arbitro sbaglia persona e gli fa prendere 13 mesi di squalifica
Una partita di calcio del campionato juniores provinciale, quella tra Vadese-Zola Predosa, che diventa un’odissea per un padre e suo figlio. Partita sospesa perché, a dire del direttore di gara, Andrea Fiocchi, lo Zola non ha più il numero sufficiente di giocatori. L’arbitro ha infatti, secondo quanto racconta il suo referto, espulso 5 giocatori. I fatti tuttavia non trovano riscontro: sia sulla distinta consegnata alla società, e controfirmata da Fiocchi stesso dove è evidente che le espulsioni sono quattro, sia nei nominativi degli espulsi. Viene allontanato infatti Roberto Gherardi, che addirittura si sarebbe rifiutato di uscire e solo dopo l’intervento dei compagni avrebbe abbandonato il campo, con il non trascurabile problema che lo stesso giocatore, assicurano i presenti alla gara avversari compresi, non è mai stato allontanato. Un errore clamoroso, chiarissimo. Nel proprio referto, dove smentisce la distinta da lui stesso redatta, afferma di aver correttamente allontanato 5 giocatori ed aver, con logica, sospeso la gara. Il problema non si ferma solamente ad un’espulsione immaginaria. Due tesserati dello Zola Predosa decidono di inseguire, con la propria auto, il direttore di gara. Fatto vergognoso, penalmente rilevante, quando i due cercano di rallentare la corsa dell’auto dell’arbitro minando la sicurezza del Fiocchi. Un fatto grave e stigmatizzato dal Zola stesso. Tuttavia, il direttore di gara, è convinto di riconoscere uno dei due ragazzi a bordo dell’auto, con quel Roberto Gherardi, mai espulso, che nel medesimo istante è in auto con il padre che sta tornando a casa ignaro di tutto. Crolla il mondo alla famiglia Gherardi quando, sul comunicato ufficiale della FIGC, legge le sanzioni con la squalifica per 13 mesi di Roberto Gherardi, oltre agli altri provvedimenti che colpiscono gli altri tesserati. Il ragazzo, con il padre, non può accettare questa ingiustizia. Sbagliano i tempi del ricorso sportivo quelli dello Zola e l’arbitro, sentito dal responsabile bolognese Aureliano che ha mostrato sensibilità nel cercare di arrivare all’accertamento della verità, non pensa minimamente di tornare sui suoi passi. E questo nonostante vengano inviate fotografie ma, soprattutto, un’ autodenuncia, dettagliata, da parte dei due colpevoli dell’inseguimento. E’ chiaro che Roberto Gherardi non sia colpevole ma che i responsabili siano due suoi compagni di squadra. Chiaro a tutti tranne che ad Andrea Fiocchi. I ragazzi che si autoaccusano si sono messi a rischio di una denuncia penale qualora il direttore di gara avesse voluto farla. Basta questo per scagionare Roberto Gherardi agli occhi di tutti tranne che a quelli di Fiocchi e, conseguentemente, a quelli della giustizia sportiva che non può fare nulla se l’arbitro non si ravvede. Un innocente che paga suona malissimo anche se si parla di calcio dilettante.